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Federico Olivero: 1915

Traduzioni dalla poesia anglo-sassone; Bari

 

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IL NAVIGATORE

 

          Io posso cantare della mia vita un verace canto

dire de' miei viaggi, ---- come in dolorosi giorni

spesso io soffersi acerbi disagi,

---- come io ebbi a sopportare amari affanni'

---- come sulla mia nave esplorai molte tetre plaghe,

fra il terribile tumulto dell'onde. Colá sovente a me toccó

la penosa veglia notturna, sulla prora del battello,

quand'esso era agitato dai marosi presso le scogliere assiderati

erano i miei piedi, dal freddo avvinti

con gelide catene: colá allora io sospirai,

stretto il cuore da cocente angoscia; la fame struggeva

il corraggio dell'attediato marinaio. Questo non sa colui,

a cui la sorte concede di vivere in prosperitá sulla terraferma;

non sa egli come io, doloroso, sull'acque glaciali

passavo l'inverno, siccome in esilio,

da' parenti lontano,

coperto di ghiacciuoli; a rovesci volava attorno a me la grandine.

          Lá io non udiva che il ruggito del mare,

il frangersi del gelido maroso, e talvolta il canto del cigno;

sola mia gioia era la strido della procellaria,

il clamore degli augelli marini tenea luogo per me del giocondo riso degli uomini,

e la canzone del gabbiano del canto al lieto banchetto.

          Lá flagellavano le tempeste la rocciosa costiera, e ad esse faceva risposta la sterna

dalle gelide ali; assai spesso l'aquila gittava il suo urlo,

l'aquila dalle stillanti penne. Nessuno de' miei famigliari

poteva consolare la mia anima dolente.

         Poco di tutto questo invero crede colui che possiede le gioie della vita,

che, dimorando in cittá, solo alcun'amarezza ha provato,

poco egli crede, orgoglioso, nell'ebbrezza del vino, come sovente il tedio

io dovetti soffrire sui sentieri dell'oceano!

Le ombre della notte si faceano più profonde, e, portata dai venti del nord scendeva la neve;

il gelo irretiva la terra; sul mondo cadevano della grandine

i glaciali chicchi. ---- Tuttavia sorge ora

nella mia mente il pensiero di esaltare la bellezza del mare,

di provare ancora il tumulto de'salsi flutti;

la passione che m'agita il cuore sempre m'induce

a partire, così che io remote,

straniere contrade possa visitare.

          Poichè non v'è sulla terra alcuno di animo così eccelso,

di cuore così liberale, così ardente di giovinezza,

così prode, così caro al suo signore,

che sempre non brami di tentar le vie dell'oceano,

qualunque cosa gli prepari Iddio.

Nè lo alletta l'armonia dell'arpa, nè il ricever tesori,

nè la compagnia della consorte, nè la delizia del mondo,

nè cosa alcuna, tranne il gioco dell'onda;

sempre nutre desiderio d'avventure colui che s'accinge a navigare.

I boschi si coprono di fiori, i villaggi s'allegrano,

si abbelliscono i prati, il mondo si rinnovella;

tutto urge il cuore bramoso

a mettersi in viaggio, ---- il cuore di chi pensa

di vagare, lontano, sulle liquide vie.

Il cuculo inoltre lo ammonisce colle sue meste note,

l'araldo dell'estate canta, e preannunzia dolore

acerbo al cuore profondo. Questo cose non sa l'uomo

nobile e ricco; non sa come soffrono alcuni

che errano lontano sul cammino dell'esilio!

          Ed ora la mia anima, su se stessa reclinata,

pensa di vagare, fra il vortice dell'onde,

sulla dimora della balena, ---- la mia anima va errando lontano

sino ai confini del mondo, ed a me ritorna

avida, bramosa d'avventure. Stride il solingo augello,

irresistibilmente incita il cuore sulle tracce della balena,

sulle distese dell'oceano. ---- Ma a me più care sono

le consolazioni divine che questa vana esistenza, simile a morte,

questa fuggevole vita, qui sulla terra; io non credo

che la terrena prosperità duri eterna.

Ognuna di queste tre cose sempre

e incerta prima del suo tempo;

la malattia, la vecchiezza o la morte violenta

tolgono la vita agli audaci, pur condannati a dipartirsi di qui.

          A ciascuno degli uomini è perciò dei posteri

la lode ed il plauso dopo morte la miglior cosa, ---

e che essi dicano che egli fu operoso, prima della sua dipartita, ----

che qui sulla terra compì contro la malizia dei dè moni

alte imprese, con coraggio opponendosi a Satana, ----

che i posteri lo lodino,

e che la sua gloria quind'innanzi viva cogli Angeli

per sempre, ---- gloria di vita eterna,

gaudio colle celesti corti! Trascorsi sono i giorni,

passato è il fasto dei regni della terra:

ora non vi sono più re, nè imperatori,

nè liberali principi, come vi furono un tempo,

quand'essi compirono le più gloriose gesta,

e vissero circondati di potenza;

caduto è tutto il loro valore, ogni letizia è svanita;

solo i deboli rimangono a fruirne. Ogni gloria è decaduta;

la nobiltà del mondo invecchia ed intristisce

siccome ogni uomo sulla terra;

la vecchiaia lo assale, il suo volto impallidisce,

e, la sua chioma incanutita, egli si duole; egli sa che i suoi amici d'un tempo,

---- figli di principi, ---- dormono sotterra.

Quando lo spirito l'abbandona, questo corpo mortale non ha virtù

di gustar la dolcezza della vita, nè può sentirne l'asprezza,

nè ha forza di mover la mano nè di pensare.

Sebbene egli desideri rícoprir d'oro la tomba,

ed il fratello coi suoi morti congiunti brami esser sepolto

fra vari tesori, tuttavia questi non andranno con lui;

non può all'anima, ch'è piena di peccati,

l'oro giovare, invece del timor di Dio,

quando alcuno quest'oro nascose, pur mentre egli qui viveva.

          Grande è il timore che noi dobbiamo avere di Dio, poichè Egli cangia la faccia della terra,

Egli che stabilì al mondo robuste fondamenta,

il suolo terrestre e gli eterei campi.

Stolto è colui che non paventa il Signore; inattesa lo sopraggiunge la morte.

Beato è colui che vive umilmente; su di lui piovono grazie i Cieli,

e Iddio gli rafforza l'anima, poichè egli crede nella Sua potenza.

l'uomo dovrebbe domare una volontà caparbia e tenerla in freno,

esser sincero e puro ne'suoi costumi,

Ogni uomo dovrebbe contenersi con certe norme

verso ciò che gli è caro e verso l'odiosa sciagura, ............

---- Il Fato è più forte,

Iddio è più potente di ogni umana volontà.

          Pensiamo dov'è la nostra patria,

e quindi consideriamo come noi andremo colà,

e provvediamo di poter giungere anche noi

alla felicità eterna,

dove la vita verace ha sua sorgente nel divino Amore,

dov'è celeste beatitudine! Siano dunque rese grazie all'Omnipotente

poichè Egli ci ha resi degni di tanto, Egli, il Signore de' Cieli,

l'eterno Iddio, per tutti i secoli!

Amen.

 

 

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